Amor sarà!!!
A raccontarmi un mio monologo.... il primo.:
Amor sarà!!!
Profondo, scrosciante è il tenue ombreggiar della luna, inabbissata, nell’ancor più celestiale riflesso corallino del mar, tappeto infinito dal linguaggio sibillino e tenue come il pianto di un tenero bambino al primo contatto con la vita, avida, perennemente, lungo le vie del destino.
Là dove ancora più profondo è il grido giacea il corpo inerte d’un giovane pescatore.
Era sera, una tempesta stentorea giungeva dal tempio di Nettuno, Re del mare.
Si narra che egli era innamorato di Iside, amante di Tarcisio, il giovane pescatore, tale tempesta era l’ira del Dio nel vedere i due giovani, felici e innamorati.
Anni orsono, il tremendo Nettuno scatenò una guerra spietata contro la terra, custode di quel profondo sentimento.
Iside era seduta sui nudi scogli e mentre la brezza evanescente sfiorava i suoi castani capelli, ella ripercorreva strade mai dimenticate, vestendosi di glicine provava a sentire le onde tempestose inalzate da Nettuno che scompigliavano i suoi pensieri.
Era una notte severa che castigava quanti eran pronti a tradire i giovani sogni di chi, inquieto, cercava riposo e sostegno dall’ingenua brezza che tutto nascondea e tutto regala a chi pretender non sa il grido della vita.
Ella era là, con i suoi lunghi capelli che lenti scendevan lungo la schiena, mentre i suoi occhi azzurri si perdevano lungo i solchi della solerte notte, quella notte che guarda con occhi spavaldi il risultato del suo creato, ma che, non osa rimproverar chi commette soprusi.
Vi chiederete chi sono e perché narro di tale eresia????
Il mio nome è scritto nelle pagine di storia strappate dalla furia di chi volle tacere il mio respiro, sono il grido della povera Iside, sono l’implorazione di Tarcisio dalla tempesta minacciato, sono quel figlio dal loro amore mai nato, perché qualcuno disse: non è più tempo di sognare.
Ho raccontato uno stralcio di storia che storia non è.
La montagna sembra segnar la fine di un tempo lontano, ma io, imperterrito e fermo, con lo sguardo desioso di parole, aspetto sereno ed impaziente, il tempo che risultato caldo mi darà ragione e porterà pace a chi non è più.
In questo attimo abbandonato all’oblio dei tempi, porgo un dilemma severo e martoriato, dall’odio e dall’incomprensione. Chi voi siete? Cosa voi fate? Chi voi cercate?
Dal cielo cade rugiada che bagna il viso d’un angelo addormentato su una schiera di nuvole.
Ma quale ombra più cupa del mio tanto desistere?
Sento il bisogno incontrollabile di piangere, ma alcuno potrà mai asciugare le lagrime di chi più non è
Dal nulla odo una voce, è forse il dolor di Nettuno?
Ora ha smesso.
Nell’attesa di una nuova risposta, dettata dal cuor di chi sa, torno al mio passato, congedandovi con una sola parola: Amatevi!!!
E amor sarà, per chi come me non è, ma esiste.
E amor sarà, per chi ammetterà il bene e il male che avido gli abita dentro.
E amor sarà per chi amor darà.
Addio miei posteri, torno al mio tempo,
torno all’oblio del mio non essere!
Angela Rita Esposito
Amor sarà!!!
Profondo, scrosciante è il tenue ombreggiar della luna, inabbissata, nell’ancor più celestiale riflesso corallino del mar, tappeto infinito dal linguaggio sibillino e tenue come il pianto di un tenero bambino al primo contatto con la vita, avida, perennemente, lungo le vie del destino.
Là dove ancora più profondo è il grido giacea il corpo inerte d’un giovane pescatore.
Era sera, una tempesta stentorea giungeva dal tempio di Nettuno, Re del mare.
Si narra che egli era innamorato di Iside, amante di Tarcisio, il giovane pescatore, tale tempesta era l’ira del Dio nel vedere i due giovani, felici e innamorati.
Anni orsono, il tremendo Nettuno scatenò una guerra spietata contro la terra, custode di quel profondo sentimento.
Iside era seduta sui nudi scogli e mentre la brezza evanescente sfiorava i suoi castani capelli, ella ripercorreva strade mai dimenticate, vestendosi di glicine provava a sentire le onde tempestose inalzate da Nettuno che scompigliavano i suoi pensieri.
Era una notte severa che castigava quanti eran pronti a tradire i giovani sogni di chi, inquieto, cercava riposo e sostegno dall’ingenua brezza che tutto nascondea e tutto regala a chi pretender non sa il grido della vita.
Ella era là, con i suoi lunghi capelli che lenti scendevan lungo la schiena, mentre i suoi occhi azzurri si perdevano lungo i solchi della solerte notte, quella notte che guarda con occhi spavaldi il risultato del suo creato, ma che, non osa rimproverar chi commette soprusi.
Vi chiederete chi sono e perché narro di tale eresia????
Il mio nome è scritto nelle pagine di storia strappate dalla furia di chi volle tacere il mio respiro, sono il grido della povera Iside, sono l’implorazione di Tarcisio dalla tempesta minacciato, sono quel figlio dal loro amore mai nato, perché qualcuno disse: non è più tempo di sognare.
Ho raccontato uno stralcio di storia che storia non è.
La montagna sembra segnar la fine di un tempo lontano, ma io, imperterrito e fermo, con lo sguardo desioso di parole, aspetto sereno ed impaziente, il tempo che risultato caldo mi darà ragione e porterà pace a chi non è più.
In questo attimo abbandonato all’oblio dei tempi, porgo un dilemma severo e martoriato, dall’odio e dall’incomprensione. Chi voi siete? Cosa voi fate? Chi voi cercate?
Dal cielo cade rugiada che bagna il viso d’un angelo addormentato su una schiera di nuvole.
Ma quale ombra più cupa del mio tanto desistere?
Sento il bisogno incontrollabile di piangere, ma alcuno potrà mai asciugare le lagrime di chi più non è
Dal nulla odo una voce, è forse il dolor di Nettuno?
Ora ha smesso.
Nell’attesa di una nuova risposta, dettata dal cuor di chi sa, torno al mio passato, congedandovi con una sola parola: Amatevi!!!
E amor sarà, per chi come me non è, ma esiste.
E amor sarà, per chi ammetterà il bene e il male che avido gli abita dentro.
E amor sarà per chi amor darà.
Addio miei posteri, torno al mio tempo,
torno all’oblio del mio non essere!
Angela Rita Esposito
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